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Kamaiya, Nepal

Kamaiya, Nepal

“Sono diventato kamaiya nel 1991 per un debito di 14.000 rupie (140€, ndr). Avevo bisogno di soldi perché mio padre era gravemente malato. Lui aveva già un debito di 6.000 rupie (60€, ndr) e per le sue medicine ho preso in prestito altre 8.000 rupie (85€). Non so quanto siano gli interessi, so solo che nel 2000, l’anno della liberazione dei kamaiya, continuavo ad avere – dopo 9 anni di lavoro – un debito di 14.000 rupie.”

Nathu Ram Kathariya

Un’atroce forma di schiavitù è esistita e in parte continua a esistere ancora oggi in Nepal. Il “kamaiya” è un servo per debito o lavoratore coatto che ha dovuto sottomettersi a uno o più “padroni” per riscattare un debito anche piccolo. E poiché i debiti non si estinguono con la morte, la condizione di kamaiya passa per generazioni di padre in figlio, da un individuo a un’intera famiglia, assoggettando un’intera etnia, quella dei Tharu. Il sistema “kamaiya” è uno tra i tanti sistemi di asservimento diffusi in Nepal. E’ iniziato ufficialmente negli anni Sessanta, paradossalmente in conseguenza di una scoperta medica rivoluzionaria, quella che portò a debellare la malaria. Il sistema “kamaiya” si è diffuso nella regione pianeggiante del Terai, abitata dall’etnia Tharu. Per secoli questa etnia ha abitato questa area del paese pacificamente, riunita in villaggi con stretti vincoli familiari. Senza leggi scritte, senza altra forma di scambio che il baratto e la consuetudine di lavorare i campi anche degli altri membri della comunità, senza altre leggi se non quelle ataviche e senza alcuna cognizione di un sistema statale fatto di caste o di tasse da pagare. Le terre coltivate erano quanto bastava alla vita delle comunità, il resto del terreno, sebbene molto fertile, era lasciato a foresta. A preservare la vita relativamente semplice dei Tharu è stato – fino al 1962 – fatto di essere geneticamente immuni alla malaria, cosa che ha permesso loro di abitare in una terra molto ambita ma al tempo stesso inabitabile per gli altri. Debellata la malaria, il Terai è diventato terra di conquista e di immigrazione. Le foreste furono abbattute e con l’occupazione del suolo, regolamentato da contratti scritti, talvolta di dubbia legalità, i Tharu vennero espropriati di ciò che avevano e costretti a coltivare in condizioni di servitù le terre che erano state loro ma che non potevano dimostrare di possedere. In pochi anni, quella che era una pianura ricoperta da foreste e infestata dalla malaria, divenne un’unica sterminata risaia. E i Tharu divennero “kamaiya”. Nel corso degli anni Novanta, ActionAid Nepal ha dato vita a un movimento dal basso con l’obiettivo di riscattare gli schiavi dalla loro condizione, rendendo quindi questa forma di schiavitù esplicitamente illegale. In dieci anni di lavoro molto è stato fatto, tante persone hanno messo a repentaglio la loro vita e alla fine, nel 2000, il governo del Nepal ha emanato il “Bonded Labour Prohibition Act” una legge che non solo abolisce questa forma di schiavitù ma designa il governo come responsabile della gestione degli alloggi, dell’impiego e delle attività per generare reddito a favore degli ex-schiavi e si fa garante della punibilità di chi usa i kamaiya come schiavi per debito. La notizia della liberazione, se all’inizio è stata accolta come un evento epocale, ben presto si è trasformata in un’ulteriore condanna per queste persone a una vita di stenti e povertà. Migliaia di famiglie furono cacciate dalle terre e costrette a vivere sul ciglio della strada, nella foresta o in accampamenti di fortuna. Presto divennero anche vittime di violenze da parte dei funzionari statali e facili prede di fame e malattie. Il Governo promise allora agli ex-kamaiya la distribuzione di piccoli lotti di terra da coltivare. Ad oggi dei 39 mila kamaiya liberati, solo 12 mila hanno ricevuto quanto promesso: circa 400 metri quadri di terra e del legname da costruzione per farsi un “alloggio”. La maggior parte dei kamaiya liberati non è mai stata registrata all’anagrafe e questo, oltre all’alto tasso di analfabetismo, rende quasi impossibile rivendicare i diritti sanciti dalla legge. In questi anni ActionAid ha continuato a fare pesanti pressioni sul governo nepalese, ha supportato i kamaiya liberati nel reclamare i propri diritti, ha costruito 512 case ma l’obiettivo finale è costruirne 15.000. Le case sono state e continueranno ad essere costruite nel rispetto della tradizione dei Tharu, in mattoni e cemento, saranno composte di due stanze, con in tutto 4 finestre e una porta d’ingresso in legno. Essendo un popolo di agricoltori, i Tharu che hanno ricevuto la terra dal governo hanno ripreso subito a coltivarla. Tuttavia, date le esigue dimensioni dei terreni dati in concessione, il raccolto che una famiglia ne ricava è sufficiente solo per tre mesi all’anno. Dopo di che gli uomini sono costretti a emigrare, per lo più in India, in cerca di lavoro. Per la maggior parte dell’anno, dunque, le donne, gli anziani e i bambini sono gli unici abitanti dei villaggi degli ex-kamaiya. Questa situazione rende la popolazione estremamente vulnerabile rispetto ai frequenti conflitti che colpiscono il Nepal, alle malattie, alle discriminazioni da parte di chi non ha accettato la loro liberazione, alle violenze – in particolare abusi su donne e bambine. Non solo. Spesso le famiglie si trovano costrette a mandare le figlie adolescenti nelle aree urbane a cercare lavoro come domestiche presso le famiglie più abbienti. Critica è anche l’alfabetizzazione di questi bambini. Il tasso di abbandono scolastico è alto nonostante la scuola sia gratuita perché gli ex-kamaiya non sono in grado di affrontare le spese per i libri di testo e per il materiale scolastico.

da: http://www.actionaidinternational.it

Vi aspettiamo Venerdi 29 maggio da BABASHOP insieme a QUALCOSA DI TE con i ragazzi di ACTION AID NAPOLI per parlare, discutere e diffondere materiale informativo

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