Archiviato in: Il tè, proprietà e caratteristiche | Tag: aperitivo al tè, asma, babashop, benefico, bianco, cardiovascolari, colesterolo, epatite, fluoro, green tea, napoli, Qualcosa di tè, qualcosaditè. qualcosadite, qualcosadite, rimedio, rimedio trigliceridi, rooibos, sali minerali, tè, tè verde, verde, via benedeto croce 60, via benedetto croce 60, vitamine
Diciamolo subito, non è un tè!
Il the di Rooibos è una bevanda di origine sudafricana. In latino il suo nome è ‘aspalatus linearis’. Il the di Rooibos è completamente senza caffeina, con un contenuto davvero povero in tannini. Ha un profumo delicato ed un gusto singolare, morbido, che ricorda molto da vicino quello delle noci.
Provarlo è un’esperienza che può sembrare dapprincipio strana, lontana dalle nostre abitudini. Se invece continuerete a berne ed imparerete ad apprezzarne il gusto singolarissimo, vi assicuriamo che non lo lascerete più.
In Italia non è molto diffuso, ma nel resto del mondo moltissima gente lo beve regolarmente e lo propone agli ospiti come bevanda rinfrescante, digestiva e calmante.
A differenza del the comune (che deriva dalla Camelia Sinensis), il the di Rooibos viene prodotto a partire dall’omonima pianta di Rooibos, che cresce nelle montagne sudafricane. Durante i mesi estivi, le piante di Rooibos vengono raccolte, fatte fermentare ed asciugate all’aria aperta. L’acqua pura, l’aria fresca della montagna ed il caldo sole africano fanno sì che le foglie diventino di color rosso mogano, il colore tipico del the di Rooibos. Il the di Rooibos è senza caffeina, senza additivi chimici, senza coloranti e con pochissimi tannini: una vera e propria fonte di benessere.
Vediamo insieme le sue caratteristiche principali:
- antivirale. Recenti studi dermatologici hanno indicato il the di Rooibos quale prezioso aiuto nella lotta contro i virus: una caratteristica, questa, particolarmente favorevole per gli atleti ad alto rendimento, che – rispetto ad atleti meno impegnati – corrono più rischi di infezioni virali.
- rimedio contro i radicali liberi. Studi scientifici hanno scoperto che il the di Rooibos contiene 9 diversi tipi di flavonoidi. Quattro di questi 9 tipi sono particolarmente potenti: sono la quercetina, la luteolina, l’isoquercetrina e la rutina. La loro sinergia, unita all’elevato contenuto in vitamina C del the stesso (1,5 mg per ml), dà come risultato una potente azione antiossidante, capace di combattere i radicali liberi presenti nel corpo umano. In questo senso, il the di Rooibos è particolarmente indicato a chi ha più di 40 anni ed è fisicamente attivo; infatti, più l’età è avanzata, meno il corpo può combattere autonomamente i radicali liberi. Bere questo tipo di the, dunque, contribuisce a mantenere bassa la quantità di radicali liberi e, quindi, ad avere un organismo più difeso.
- rimedio per i bimbi. Se i vostri piccoli soffrono di coliche, insonnia, spasmi allo stomaco, vomito, diarrea o nausea, il rimedio è il the di Rooibos. Grazie alle sue proprietà antispasmodiche e calmanti, questo tè regola il sistema digestivo dei bimbi e assicura loro un buon sonno profondo. C’è da considerare, inoltre, che il the di Rooibos ha un contenuto estremamente basso in tannini: questo significa che, se lo farete bere ai vostri bimbi, le loro riserve di ferro non si abbasseranno; inoltre, il suo contenuto in calcio rappresenta un rinforzo per i loro denti e le loro ossa. E ancora: il contenuto in magnesio e zinco e l’assenza di caffeina assicura loro una corretta crescita dei capelli e uno sviluppo assolutamente normale del sistema nervoso. Da ultimo, è interessante sapere che il the di Rooibos può essere usato efficacemente (sotto forma di impacchi fatti con l’infuso e una pezzuola di cotone) nella cura delle macchie cutanee causate dall’uso costante del pannolino.
- rimedio post-sbornia. Ovviamente non consigliamo l’assunzione di bevande alcooliche; se però vi capitasse di alzare un po’ troppo il gomito, sappiate che il the di Rooibos contiene – tra l’altro – anche acidi carbossilici isolati, conosciuti per la loro efficace azione nel trattamento dei postumi di una sbornia.
Ecco, credo vale la pena provare!
da www.erboristeriedelladda.it

Il Rooibos
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I tè bianchi sono prodotti quasi esclusivamente in Cina e sono considerati tra i più pregiati. Di norma vengono destinate a questa produzione le giovani gemme della camelia, ancora da schiudersi e ricoperte da una leggera peluria bianca. Sono foglie quindi molto delicate ed è anche per questo che subiscono il minor trattamento possibile: dopo la raccolta e la pulitura, infatti, vengono semplicemente essicate, inibendo al massimo i processi di ossidiazione.
Il loro gusto è molto meno erbaceo dei tè verdi, anzi, quasi dolciastro, il colore può variare dal giallo pallido all’ocra, secondo la selezione delle foglie. Il contenuto di caffeina/teina è mediamente piu basso degli altri tipi di tè. Altra caratteristica che ha reso i tè bianchi ceebri e di moda è la maggior concentrazione di POLIFENOLI rispetto ai tè verdi.
I polifenoli ricordiamo, sono antiossidanti naturali presenti nelle piante (oligoelementi polifenolici del tipo bioflavonoidi noti come procianidrine, proantocianidine, leucoantocianidrine, piconogenoli, tannini, ecc.) e possono risultare utili nella prevenzione dell’ossidazione delle lipoproteine e nel “sequestrare” i radicali liberi; sono accertati inoltre effetti biomedici positivi a livello cardiovascolare, di malattie legate alla senescenza e di arresto della crescita tumorale).
Oltre alla ricchezza di polifenoli, alcuni studi ancora in fase sperimentale hanno confermato la sua capacita di bloccare il deterioramento del DNA e la sua propensione a sviluppare e rafforzare il sistema immunitario.
Sembra aiuti a prevenire la carie, proteggendo da virus e batteri.
Contiene 230 componenti chimici fra i quali spiccano teina (teofillina e teobromina), adenina, tannini o polifenoli, quercitina, vitamina H e vitamina K, vitamine del gruppo B, calcio, ferro, fluoro ed è privo di valore calorico. La teofillina e la teobromina sono dei vasodilatatori e diuretici naturali tuttora utilizzati dalla farmacologia, i tannini possono ridurre l’assorbimento intestinale del ferro (nei casi di introduzione di grosse quantità di tè) e danno la sensazione di bocca asciutta e l’effetto astringente sull’intestino, sensazione dovuta al fatto che i tannini provocano una diminuzione dell’acqua contenuta nei tessuti (soprattutto quelli della mucosa della bocca e dell’intestino), la quercitina appartenente alla famiglia dei flavonoidi ha ottime proprietà antiossidanti.
Il tè non è adatto ai bimbi piccoli, a coloro che soffrono di gastriti ipersecretive e di ulcera duodenale poiché esercita un discreto stimolo sulla secrezione gastrica.

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Cari amici vicini e lontani, ho provato a fare il tè freddo secondo una ricetta (!) che ho letto su un libro….
Mio modestissimo parere: Moooolto più buono!
E’ semplice semplice (per un litro di tè):
- riempire una brocca
- aggiungere 15/20 grammi di tè verde o nero
- mettere in frigo per 7/8 ore (una notte)
- Filtrare (zuccherare o simili, aggiungere frutta o aromi)
- bere
Il tè risulta più limpido e piu fresco. Oltretutto conserva meglio (rispetto all’infusione a caldo) le proprietà benefiche.
Una ultima cosa, fare il tè freddo a casa è molto conveniente: un litro costa da circa 0,30 centesimi di euro a salire (secondo del tipo di tè).
Oltretutto, è senza conservanti, coloranti, acidi vari, esaltatori di sapidità……
…..ok, spero vi piaccia, fateci sapere…..

fa caldo....
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In passato i tè Pu Erh venivano conservati per anni sotto la terra umida, ottenendo così la lorofragranza unica e il gusto forte e terroso.
Oggi i tè Pu Erh, dopo la fermentazione, vengono inumiditi
di nuovo e conservati in cantine buie. Il tè post-fermentatodalla provincia dello Yunnan dà un infuso rosso scuro con un gusto intenso e terroso.
Il te Pu’er (o Pu-Erh) (TP) deve il suo nome alla zona di produzione, la provincia cinese di Pu’er situata nella regione di Ying-Shen (l’odierna Simao) nello Yunnan, da cui deriva il nome originale del Te Pu erh o Ying Shen Cha. E’ prodotto utilizzando una varietà di Cammelia Sinensis conosciuta
come Da Ye (Grande Foglia), presente nel sud est della Cina, in Vietnam, Laos e India. In ogni caso la zona d’elezione per la produzione del Te Pu erh è lo Yunnan ed in particolare la zona nota con il nome di Sei Famose Montagne del Tè (Liù Dà Chà Shan). Si tratta di un gruppo montuoso dello Xishuangbanna in cui le montagne sono molto ravvicinate le une alle altre, dotato di particolari condizioni climatiche e di suolo che favoriscono la produzione del TP e che conferiscono al prodotto un sapore assolutamente unico. La caratteristica che lo rende completamente diverso dai
tè convenzionali, sta nel fatto che può essere consumato immediatamente dopo la preparazione oppure fatto stagionare anche per diversi anni, metodo che permette di sviluppare gusto e proprietà molto particolari.
Il te Pu Erh può tranquillamente essere preparato in maniera tradizionale:
12 grammi per litro (una tazza 3 grammi), temperatura dell’acqua 80° C, tempo di infusione 3-5 min.
Il metodo tradizionale di preparazione è il seguente:
Preparazione delle foglie:
sia che si tratti di un TP a foglia sciolta sia che si tratti di un pressato e
buona norma effettuare un lavaggio, distinguendo: sheng cha un solo lavaggio di circa 10-15 secondi, shu cha due lavaggi consecutivi della stessa durata. Ovviamente la temperatura dell’acqua sarà quella utilizzata per l’infusione, scelta in base alla tipologia di TP impiegato.
Infusione:
il TP sia in forma compressa che sciolta si presta a numerose infusioni. Da un minimo di 4-5 ad un massimo di 10-15. Il tempo richiesto varia a seconda della tipologia e del tipo di lavorazione. In linea di massima è buona norma utilizzare un tempo variabile tra i 15-20 secondi perla prima infusione e aumentare di 5-10 secondi nelle infusioni successive, a seconda del gusto
personale in favore cioè di un’infusione più carica o più delicata.

Il tè pu erh
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Kamaiya, Nepal
“Sono diventato kamaiya nel 1991 per un debito di 14.000 rupie (140€, ndr). Avevo bisogno di soldi perché mio padre era gravemente malato. Lui aveva già un debito di 6.000 rupie (60€, ndr) e per le sue medicine ho preso in prestito altre 8.000 rupie (85€). Non so quanto siano gli interessi, so solo che nel 2000, l’anno della liberazione dei kamaiya, continuavo ad avere – dopo 9 anni di lavoro – un debito di 14.000 rupie.”
Nathu Ram Kathariya
Un’atroce forma di schiavitù è esistita e in parte continua a esistere ancora oggi in Nepal. Il “kamaiya” è un servo per debito o lavoratore coatto che ha dovuto sottomettersi a uno o più “padroni” per riscattare un debito anche piccolo. E poiché i debiti non si estinguono con la morte, la condizione di kamaiya passa per generazioni di padre in figlio, da un individuo a un’intera famiglia, assoggettando un’intera etnia, quella dei Tharu. Il sistema “kamaiya” è uno tra i tanti sistemi di asservimento diffusi in Nepal. E’ iniziato ufficialmente negli anni Sessanta, paradossalmente in conseguenza di una scoperta medica rivoluzionaria, quella che portò a debellare la malaria. Il sistema “kamaiya” si è diffuso nella regione pianeggiante del Terai, abitata dall’etnia Tharu. Per secoli questa etnia ha abitato questa area del paese pacificamente, riunita in villaggi con stretti vincoli familiari. Senza leggi scritte, senza altra forma di scambio che il baratto e la consuetudine di lavorare i campi anche degli altri membri della comunità, senza altre leggi se non quelle ataviche e senza alcuna cognizione di un sistema statale fatto di caste o di tasse da pagare. Le terre coltivate erano quanto bastava alla vita delle comunità, il resto del terreno, sebbene molto fertile, era lasciato a foresta. A preservare la vita relativamente semplice dei Tharu è stato – fino al 1962 – fatto di essere geneticamente immuni alla malaria, cosa che ha permesso loro di abitare in una terra molto ambita ma al tempo stesso inabitabile per gli altri. Debellata la malaria, il Terai è diventato terra di conquista e di immigrazione. Le foreste furono abbattute e con l’occupazione del suolo, regolamentato da contratti scritti, talvolta di dubbia legalità, i Tharu vennero espropriati di ciò che avevano e costretti a coltivare in condizioni di servitù le terre che erano state loro ma che non potevano dimostrare di possedere. In pochi anni, quella che era una pianura ricoperta da foreste e infestata dalla malaria, divenne un’unica sterminata risaia. E i Tharu divennero “kamaiya”. Nel corso degli anni Novanta, ActionAid Nepal ha dato vita a un movimento dal basso con l’obiettivo di riscattare gli schiavi dalla loro condizione, rendendo quindi questa forma di schiavitù esplicitamente illegale. In dieci anni di lavoro molto è stato fatto, tante persone hanno messo a repentaglio la loro vita e alla fine, nel 2000, il governo del Nepal ha emanato il “Bonded Labour Prohibition Act” una legge che non solo abolisce questa forma di schiavitù ma designa il governo come responsabile della gestione degli alloggi, dell’impiego e delle attività per generare reddito a favore degli ex-schiavi e si fa garante della punibilità di chi usa i kamaiya come schiavi per debito. La notizia della liberazione, se all’inizio è stata accolta come un evento epocale, ben presto si è trasformata in un’ulteriore condanna per queste persone a una vita di stenti e povertà. Migliaia di famiglie furono cacciate dalle terre e costrette a vivere sul ciglio della strada, nella foresta o in accampamenti di fortuna. Presto divennero anche vittime di violenze da parte dei funzionari statali e facili prede di fame e malattie. Il Governo promise allora agli ex-kamaiya la distribuzione di piccoli lotti di terra da coltivare. Ad oggi dei 39 mila kamaiya liberati, solo 12 mila hanno ricevuto quanto promesso: circa 400 metri quadri di terra e del legname da costruzione per farsi un “alloggio”. La maggior parte dei kamaiya liberati non è mai stata registrata all’anagrafe e questo, oltre all’alto tasso di analfabetismo, rende quasi impossibile rivendicare i diritti sanciti dalla legge. In questi anni ActionAid ha continuato a fare pesanti pressioni sul governo nepalese, ha supportato i kamaiya liberati nel reclamare i propri diritti, ha costruito 512 case ma l’obiettivo finale è costruirne 15.000. Le case sono state e continueranno ad essere costruite nel rispetto della tradizione dei Tharu, in mattoni e cemento, saranno composte di due stanze, con in tutto 4 finestre e una porta d’ingresso in legno. Essendo un popolo di agricoltori, i Tharu che hanno ricevuto la terra dal governo hanno ripreso subito a coltivarla. Tuttavia, date le esigue dimensioni dei terreni dati in concessione, il raccolto che una famiglia ne ricava è sufficiente solo per tre mesi all’anno. Dopo di che gli uomini sono costretti a emigrare, per lo più in India, in cerca di lavoro. Per la maggior parte dell’anno, dunque, le donne, gli anziani e i bambini sono gli unici abitanti dei villaggi degli ex-kamaiya. Questa situazione rende la popolazione estremamente vulnerabile rispetto ai frequenti conflitti che colpiscono il Nepal, alle malattie, alle discriminazioni da parte di chi non ha accettato la loro liberazione, alle violenze – in particolare abusi su donne e bambine. Non solo. Spesso le famiglie si trovano costrette a mandare le figlie adolescenti nelle aree urbane a cercare lavoro come domestiche presso le famiglie più abbienti. Critica è anche l’alfabetizzazione di questi bambini. Il tasso di abbandono scolastico è alto nonostante la scuola sia gratuita perché gli ex-kamaiya non sono in grado di affrontare le spese per i libri di testo e per il materiale scolastico.
da: http://www.actionaidinternational.it
Vi aspettiamo Venerdi 29 maggio da BABASHOP insieme a QUALCOSA DI TE con i ragazzi di ACTION AID NAPOLI per parlare, discutere e diffondere materiale informativo
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Il tè verde.
Adieta presenta a partire da questo mese una serie di monografie dedicate agli alimenti di notevole interesse per la salute umana.
Iniziamo dal tè verde, di cui ci siamo occupati parecchie volte nel corso dei nostri appuntamenti, e che, a parer nostro, è la sostanza più studiata nel corso degli ultimi anni.
Il tè è una pianta arbustiva (Camelia sinensis) della famiglia delle Teacee e dell’ordine delle Guttiferali, già coltivata in Cina e in Giappone fra il IV e l’ VIII secolo d.C.
Da lì si diffuse in India, in Indonesia e a Ceylon. È coltivata per le sue foglie dalle quali si ottiene per infusione l’omonima bevanda.
Le foglie contengono caffeina (o teina, 2- 4 %, 20-30 mg circa per una tazza), catechine (fino al 10 %, talvolta indicato come tannino) e sostanze aromatiche e vengono raccolte al terzo anno di vita della pianta. La pianta del tè è coltivata in più di 30 paesi al mondo. È ormai noto che il tè è la bevanda più utilizzata al mondo dopo l’acqua, con un consumo medio pro capite di circa 120 ml/die. La differente lavorazione delle foglie dà origine ai differenti tipi di tè: verde, nero ed oolong.
La maggior parte del tè prodotto è del tipo “nero” ed è consumato in Europa, Stati Uniti, India ed Australia; il tè verde è invece preferito in Cina, Giappone, Estremo Oriente, Arabia ed alcune zone dell’Africa settentrionale. Il tè verde o tè vergine (Camelia thea) è una bevanda ricavata dalle foglie più giovani e dai boccioli vergini, senza ricorrere alla fermentazione, che pur donando al tè il colore ed il particolare aroma, lo priva di importanti elementi (soprattutto antiossidanti) e ne aumenta il contenuto di teina (sostanza molto eccitante simile alla caffeina).
Per produrre il tè verde, le foglie fresche raccolte vengono rapidamente trattate con vapore o a secco per inattivare gli enzimi, prevenire la fermentazione e dare origine ad un prodotto secco stabile.
Quello che beviamo normalmente in Occidente è il tè nero: le foglie, dopo essere state raccolte, sono scaldate all’aria per un giorno, arrotolate e fatte fermentare in luoghi umidi (un processo che fa perdere gran parte dei principi attivi della pianta).
Se invece le stesse foglie, appena raccolte, vengono “lavate” a vapore e subito seccate per impedirne la fermentazione, si ottiene, appunto, il tè verde.
Grazie a questa lavorazione al loro interno rimangono maggiori quantità di catechine ed altri polifenoli ( i componenti più attivi e salutari) e si perde un po’ di teina (o caffeina). Il tè verde, insomma, è un concentrato di sostanze preziose.
Per mantenere inalterati i principi attivi, però, bisogna saperlo preparare correttamente: l’acqua bollente, infatti, deteriora le foglie di tè verde, e poi bisogna ricordarsi di non aggiungere latte, perché proprio la caseina del latte rischia di neutralizzare i polifenoli, le componenti più benefiche del tè verde.
Come accennato, il tè verde contiene prevalentemente catechine ma contiene anche: bioflavonoidi, tannini, saponine, vitamine (C,B,E,K), betacarotene, minerali (Zinco, Manganese, Potassio, Magnesio), alcaloidi, polifenoli.
Una tipica bevanda a base di tè preparata con 1g di foglie in 100ml di acqua, in infusione per 3 minuti, di solito contiene circa 250-350 mg di tè solido, comprendendo circa il 30-42% di catechine e 3-6% di caffeina.
Le catechine sono una categoria di potenti flavonoidi antiossidanti, le quali si trovano in molte piante e conferiscono il suo caratteristico colore e sapore.
Il tè verde, grazie alle catechine, ha proprietà antiossidanti e agendo sull’enzima HMG-CoA-reduttasi può ridurre il tasso di colesterolo.
Alcune ricerche affermano che contrasterebbe l’Helicobacter pilori responsabile dell’ulcera.
Aumenterebbe la concentrazione mentale e ridurrebbe il senso di affaticamento, incrementando l’utilizzo dei grassi a scopo energetico (ne conseguirebbe perciò una riduzione del grasso corporeo, anche se minima: per avere un’azione efficace occorre berne circa 1 litro al giorno).
A differenza di altre erbe, il tè verde mantiene almeno in parte ciò che promette ed essendo una bevanda gradevole può essere impiegato senza problemi (è solo sconsigliato a chi soffre in modo particolare gli eccitanti); chi impiega le foglie utilizzando una infusiera può utilizzarle almeno due o tre volte.
I risultati degli studi epidemiologici
I dati disponibili relativi agli effetti del tè sulla salute derivano principalmente da studi epidemiologici che hanno delineato un rapporto di proporzionalità inversa tra consumo di tè verde ed insorgenza di tumori nel tratto gastro-intestinale.
Uno studio condotto su un campione di soggetti olandesi, ha mostrato una associazione tra una dieta molto ricca in flavonoidi (61% dal tè, 13% da cipolle, 10% da mele) ed un ridotto rischio di malattie cardiache.
Una successiva indagine, sullo stesso campione di soggetti, ha evidenziato una riduzione del 69% del rischio di infarto tra coloro che assumevano almeno 4 tazze di tè al giorno.
Un recente studio caso-controllo su 340 soggetti con storia di infarto, condotto negli Usa, ha mostrato una riduzione di circa il 50% del rischio di infarto tra i consumatori di una tazza almeno di tè al giorno rispetto ai soggetti che non ne consumano affatto.
Inoltre, uno studio recente in vivo ha riferito che l’assunzione di 8 tazze di tè verde (0.5 g di tè solido/tazza) al giorno per almeno 3 giorni, porta ad avere una quantità di catechine legate alle LDL plasmatiche maggiore del 10% delle catechine plasmatiche totali, ma ciò non è sufficiente ad aumentare la resistenza delle LDL all’ossidazione.
Nonostante questi risultati contrastanti si ritiene che le catechine abbiano un potente effetto inibitorio sull’ossidazione delle LDL sia in vitro che in vivo; il consumo giornaliero di catechine (equivalente a 740 ml di tè=7/8 tazze) per una settimana prolunga significativamente nell’uomo il tempo di latenza dell’ossidazione delle LDL.
Nel 1986, Muromastu e altri, per primi, dimostrarono come su ratti svezzati nutriti con una dieta ricca di colesterolo contenente un insieme di catechine, l’escrezione fecale di colesterolo aumentasse significativamente.
Numerosi studi suggeriscono la possibile inibizione da parte delle catechine sugli enzimi lipolitici pancreatici, ecco perché interferirebbero sulla digestione e sull’assorbimento dei lipidi.
I polifenoli del tè ed il rischio di malattie coronariche
L’effetto preventivo del consumo di tè verde nell’aterosclerosi e nelle malattie coronariche. Il consumo di tè è inoltre utile nel ridurre il rischio di ipertensione.
In uno studio a lungo termine olandese, il consumo di tè fu associato a un più basso rischio di morte per patologie coronariche e una maggiore incidenza di ictus. In un altro studio olandese follow-up, fu osservata una inversa associazione tra assunzione di tè e aterosclerosi aortica severa.
Tè e cancro
Il tè viene considerata una bevanda protettiva nei confronti del cancro come dimostrato in modelli animali. Questi modelli includono i tumori di pelle, polmone, esofago, stomaco, fegato, piccolo intestino, pancreas, colon, vescica, prostata e glande.
Il tè ha un’attività inibitoria contro la cancerogenesi quando viene somministrato all’inizio.
In uno studio caso-controllo condotto in Cina, il frequente consumo di tè verde si è dimostrato associato ad una incidenza più bassa del tumore all’esofago, soprattutto tra coloro che non fumavano e non consumavano alcol.
Studi in Giappone, Turchia del nord e Svezia centrale hanno dimostrato l’effetto protettivo del tè contro il tumore allo stomaco. In Giappone le donne che consumavano più di 10 tazze (2 litri) di tè al giorno, hanno mostrato un minor rischio per tutti i tumori e un aumento del consumo di tè fu associato ad un più basso rischio di metastasi tumorali e di ricadute.
Numerosi altri studi invece non mostrarono alcuna relazione tra consumo di tè e cancro. Ad esempio nel “Netherland Cohort Study on Diet and Cancer”, il consumo di tè nero non mostrò alcun effetto sui tumori a stomaco, colon-retto, polmone e mammella. Sembra che i maggiori reports che mostrano gli effetti positivi del tè, siano condotti tra gli Asiatici che bevono principalmente tè verde, mentre gli studi sugli Europei che bevono tè nero hanno evidenziato meno effetti protettivi.
Ciò è dovuto al fatto che l’attività protettiva del tè verde è più forte di quella del tè nero.
Tè verde e malattie neurologiche
Due tazze al giorno aiuterebbero a prevenire da Parkinson e Alzheimer. Berlo regolarmente sarebbe una specie di elisir di giovinezza per il cervello.
I ricercatori dell’Università di Tohoku, in Giappone, sostengono che più tazze di tè si bevono, minore è la perdita delle facoltà cognitive.
Nelle foglie della bevanda ci sono anche alcuni componenti che sono in grado di proteggere le cellule cerebrali dai danni tipici delle malattie neurodegenerative.
Le conclusioni spiegherebbero le insolite percentuali, particolarmente basse, di forme di demenza senile in Giappone dove, da secoli, il tè verde è un rito oltre che una piacevole abitudine.
Dieta e salute
Sulla base di tutte queste considerazioni fin qui fatte, ricordiamo le multi proprietà del tè verde: Regolazione del metabolismo – Ha effetti ipoglicemizzanti, riduce l’assorbimento degli zuccheri ed induce una importante attività lipolitica che favorisce l’eliminazione dei grassi dagli adipociti per stimolazione enzimatica;
Toniche – Induce rilevanti effetti anti stanchezza;
Rimineralizzanti – Utile per pelle, capelli e ossa;
Antiossidanti – Combatte efficacemente i radicali liberi, fa parte degli alimenti utili nella prevenzione dei tumori, rallenta i processi di invecchiamento, risulta utilissimo per tamponare gli effetti negativi del fumo;
Immunitarie – Risulta utile al rafforzamento del sistema immunitario;
Alcaline – Neutralizza l’acidità di stomaco;
Anti carie – Per l’azione del fluoro
Amico delle dieta – riduce l’assorbimento dei grassi. I suoi estratti fanno salire in maniera significativa il consumo giornaliero di calorie (circa il 4%). Effetto dovuto ancora una volta dalle catechine.
Ottimo nella menopausa – E’ stata pubblicata una ricerca sull’American Journal of Clinical Nutrition in cui si dice che una tazza di tè verde al giorno aumenta la densità ossea nelle donne in menopausa.
e inoltre: assicura un buon funzionamento del fegato, dei reni, mantiene costante il ritmo cardiaco, protegge dalle infezioni digestive e respiratorie, abbassa la pressione sanguigna, facilita la digestione, aiuta nel mal di testa, nell’esaurimento, nei dolori reumatici, rende innocui certi veleni ambientali, abbassa il rischio di infarto, è utile nelle malattie epatiche, ha un’azione distensiva sul sistema nervoso, è efficace contro la diarrea ed il bacillo del Colera e della Salmonella, regola il flusso biliare, protegge dalle radiazioni e dallo Stronzio 90, riduce la peristalsi intestinale, ha una leggera azione astringente, riduce le reazioni infiammatorie da raggi ultravioletti, accelera tutti i processi di guarigione, previene l’alito cattivo, indicato nella osteoporosi, ha un leggero effetto diuretico ed è quindi utile in chi soffre di disfunzioni renali.
Contiene derivati polifenolici ( flavonoidi, acido clorogenico, caffeico, tannini) che conferiscono al tè verde un’azione meno dannosa rispetto all’alta percentuale di caffeina del caffè.
La caffeina, o la teina, sono gli stimolanti del Sistema Nervoso Centrale, aumentano la concentrazione, l’attenzione e la vigilanza. In più il tè sembra abbia un’azione coagulante, cioè aiuta la coagulazione del sangue per la presenza della vitamina K e aiuta quindi la cicatrizzazione delle ferite. Come uso esterno il tè verde ha attività lenitiva, antipruriginosa ed emostatica sulle ferite.
da:www.adieta.it
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Cosa ha di speciale questo Tè?
Il Pu Erh è prodotto in Cina nello Yunnan, in una piccola città che prende il suo nome.
Questo Tè rappresenta una categoria particolare, diversa dai Tè Verdi, Oolong o Neri. Le foglie infatti vengono intenzionalmente invecchiate e subiscono una doppia fermentazione, in base ad un procedimento rimasto a lungo segreto e ancora poco conosciuto. Il gusto definito dai cinesi, “di terra bagnata da pioggia recente”, è assolutamente speciale, così come speciali sono le proprietà terapeutiche che a questo Tè si attribuiscono. E’ considerato infatti un potente brucia grassi, in grado di accelerare in metabolismo e abbattere anche il tasso di colesterolo “cattivo”. Per questo rappresenta un formidabile alleato nelle diete o quando si vuole tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Ma le proprietà non finiscono qui: - dopo un pasto pesante infatti, bere Pu Erh aiuta la digestione ripulendo l’intestino e calmando lo stomaco. Inoltre: - riduce la pressione del sangue rafforzando la circolazione ed eliminando le tossine in esso presenti; - allevia i dolori e la fatica. E, secondo una recente ricerca dello Yunnan Natural Medicine Research Institute, sarebbe anche in grado di distruggere alcune cellule cancerogene.
Una leggenda legata a questo tè. Gli abitanti dello Yunnan lo preparano perché possa “allontanare il fuoco” e rinfrescare il corpo….
Nelle montagne dello Yunnan, al confine con il Tibet, si trovano grandi piante secolari di Camellia Sinensis (la pianta del tè) da cui si ricava una qualità di tè davvero caratteristica: il Pu-erh. Sebbene ne esista sia verde che nero, è principalmente il secondo tipo ad essere commercializzato in occidente. A causa del colore dell’infusione questa varietà viene talvolta indicata come “tè rosso”; bisogna fare però attenzione perché questa è anche la comune denominazione dell’infuso di Rooibos, un arbusto proveniente dal Sudafrica, peraltro molto gradevole ma che con il tè non ha niente a che vedere.
Da sempre apprezzato in Cina (pare che già nel V secolo d.C. fosse usato come moneta di scambio dai nomadi che andavano e venivano dalle regioni più settentrionali) ha conosciuto nel mondo occidentale una fortuna relativamente recente, tanto che lo si può trovare anche confezionato in bustine sugli scaffali dei supermercati. Il motivo di tale popolarità risiede nelle virtù salutari di questo tè; in particolare si ritiene – e indagini scientifiche sembrano confermarlo – che il Pu-erhabbia un effetto di contrasto ai grassi. Ciò lo rende utile nelle cure dimagranti, ma soprattutto un prezioso alleato contro il colesterolo nella prevenzione delle malattie cardiocircolatorie.
Se non avete mai assaggiato il Pu-erh e dopo la lettura di questo articolo vi è venuta la curiosità di provarlo, è bene che vi metta in guardia perché potreste restare un po’ sconcertati, cioè subire il classico “trauma del primo assaggio”. Il gusto di questo tè è infatti molto particolare e lascia spiazzati; se però negli assaggi successivi si opera una sorta di “riflessione” e si cerca di esplorare questo sapore strano, di comprenderlo, di andare in profondità, ecco che si apre una prospettiva inaspettata su quel gusto che all’inizio ci aveva lasciati interdetti e che adesso invece si dispiega in tutta la sua ricchezza.
Il gusto non è l’unica cosa singolare del Pu-erh: tutto è particolare in questo tè. In primo luogo il processo di produzione nel quale vi è un passaggio fondamentale: la fermentazione. In questo caso – e solo in questo – il termine è usato propriamente. Infatti comunemente si dice che, a differenza dei verdi, i tè neri sono fermentati. Ciò non è corretto, dato che da un punto di vista chimico il processo che dà origine al tè nero non è una fermentazione, ma una ossidazione. Nel caso del Pu-erh invece si ha vera fermentazione poiché le foglie vengono mantenute per un certo tempo in un ambiente caldo umido, in modo che si sviluppino batteri e muffe responsabili dell’inconfondibile gusto di terra bagnata. Unico tra tutti i tè, ma simile in questo ad altri cibi e bevande ottenuti attraverso fermentazione (ad esempio il vino), il Pu-erh non teme l’invecchiamento, ed anzi si hanno partite pregiatissime stagionate per anni e anni.
Non solo la preparazione, ma anche il confezionamento del Pu-erh è peculiare. Infatti, oltre alla solita distribuzione in foglie sfuse, si possono avere mattonelle quadrate con ideogrammi in rilievo o compresse rotonde a “nido di uccello”. Per ottenere la consistenza solida le foglie vengono prima ammorbidite al vapore e poi compresse e lasciate asciugare. Per il successivo consumo la mattonella viene grattata, oppure se ne taglia via un pezzo. In tempi antichi era proprio la caratteristica della compattezza che ne rendeva particolarmente agevole il trasporto favorendone lcommercializzazione.
Il Pu-erh non è un tè difficile da preparare, può essere lasciato in infusione a lungo senza che diventi amaro, e il colore scurissimo che assume se abbondiamo con la quantità di foglie o con il tempo di infusione non deve spaventare: il gusto sarà sempre forte ma gradevole.
Tra le molte proprietà salutari riconosciute a questo tè vi sono anche quelle digestive, per questo motivo è indicato nel dopo pranzo. Il suo carattere lo rende ottimo anche per la colazione, specie nelle fredde mattine di inverno, magari insieme ad un pezzo di torta o a una fetta di pane col miele. Restando sugli abbinamenti, trovo che il Pu-erh sia ottimo per accompagnare le degustazioni di cioccolato; il contrasto che si crea con le varietà dolci (ma anche con il fondente più “spinto”) schiude panorami di sapore assolutamente inediti e interessanti. Infine, segnaliamo l’usanza che alcuni hanno di preparare una bevanda “ibrida” aggiungendo alle foglie in infusione uno o due chicchi di orzo tostato; l’effetto non è dei peggiori.

Pu erh a nido
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Le foglie di Tè verde sono conosciute da almeno 4000 anni come portatrici di salute.
Il té verde si ricava dai germogli delle foglie e dalle foglie giovani della pianta conosciuta come “camellia sinensis”.Le sue origini si perdono nel tempo; in Cina si narra che l’imperatore Shen Nung fu il primo bevitore di té verso il 2700 a.C., mettendo le foglie della pianta dentro una brocca di acqua bollente dando così inizio a questa usanza .
Dal secondo secolo d.C. alcuni testi medici cinesi riportano i benefici ottenibili dal té, mentre un monaco giapponese, Eisai, nel 1211 d.C. scrisse un libro intitolato “mantenere la salute bevendo té” dove scrisse:” Il té è una medicina miracolosa per mantenere la salute, ha lo straordinario potere di prolungare la vita.”
Nel sedicesimo secolo, gli esploratori europei che per primi provarono il té dichiararono di averlo usato per combattere febbre, mal di testa, dolori articolari e mal di stomaco.
Che si creda oppure no a queste storie, dobbiamo sapere che le foglie di questa pianta sono utilizzate da almeno 4000 anni e che sono sempre state conosciute come portatrici di salute.Tecnicamente, per esser chiamato té, il prodotto deve essere ricavato dalle foglie della”camellia sinensis”, la sempreverde pianta del té. Ci sono solo tre tipi di té: nero, oolong e verde, così classificati secondo il metodo di lavorazione.Essi differiscono dalla durata della fermentazione delle foglie:
quello nero viene essicato e fermentato, l’oolong parzialmente fermentato, mentre quello verde viene solamente lavato e riscaldato per prevenire la fermentazione.I vari nomi con i quali di solito è identificato si riferiscono alla regione dove cresce la pianta (Ceylon, Darjeeling, Souchong, ecc), comunque tutti i tipi provengono dalla camellia sinensis.
• Tè verde e cancro.
Uno dei più interessanti sviluppi della ricerca degli ultimi anni è stato lo scoprire le straordinarie proprietà di anti-invecchiamento e anti-cancro del té verde. Si è riscontrato che i paesi con alto consumo (principalmente Cina e Giappone) hanno una bassa percentuale di ammalati di cancro. In Giappone, le donne che insegnano la cerimonia del té (perciò assumono molto più té rispetto la media), sono note per la loro longevità; casi di morte per cancro in questo gruppo sono molto rari.Le pecentuali di cancro al seno, colon, pelle, pancreas, esofago e stomaco sono estremamente basse fra i bevitori di té verde.
Nello stesso modo, è stato notato che i fumatori giapponesi che consumano té verde sembrano godere di una protezione contro il cancro al polmone. Difatti, nel mondo industrializzato i giapponesi hanno sia il più alto tasso di fumatori che quello più basso di cancro al polmone.Ricerche in vitro e su animali hanno indicato che può essere efficace anche contro una più ampia varietà di tumori, inclusi leucemia e glioma.
Ciò è dovuto al potere dei suoi componenti che includono carotenoidi, clorofilla, polisaccaridi, grassi, vitamina C ed E, manganese, potassio e zinco.
Comunque, gli esperti sono d’accordo che c’è un tipo di costituenti in particolare che fornisce i maggiori benefìci per la salute: essi sono i polifenoli. Questi sono delle catechine con potenti proprietà anti-ossidanti. Sono un sottogruppo dei flavonoidi, composti fitoestrogeni che possiamo trovare in molti vegetali, frutta, té, caffé, cioccolato e vino rosso.Tutti i tre tipi di té contegono polifenoli; nel té verde l’ossidazione delle catechine è minima, così da lasciare inalterate le proprietà antiossidanti, mentre la fermentazione necessaria alla produzione degli altri tipi di té riduce il contenuto di catechine perdendo specialmente quelle più fortemente bioattive: le epigallocatechine -gallato (EGCG).Le EGCG sono indicate dagli esperti come le più importanti per la prevenzione dei tumori. Esse hanno anche dimostrato di avere un potere antiossidante 20 volte più forte della vitamina E nel proteggere i lipidi del cervello, che sono molto sensibili agli stress ossidativi (Chem Pharm, Bulletin 38-1990).
Recentemente uno studio eseguito al Karolinska Institute di Stoccolma, un gruppo di ricercatori diretto dal dr. Yihai Cao ha scoperto che il té verde può bloccare l’angiogenesi -lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni che servono ai tumori per crescere e formare metastasi.Il dr. Cao ha sottolineato comunque che può essere necessario un forte consumo di té per molto tempo per ottenere quei benefìci.
Un altro studio (University of Shizuoka, Giappone) ha dimostrato che il té verde può prevenire la formazione di metastasi. Le cellule del cancro secernono un particolare enzima per penetrare e colonizzare vari tessuti dell’organismo. E’ il processo di metastasi che è letale, non il tumore principale. Quindi, trovare sostanze che impediscano la metastasi è di primaria importanza per sconfiggere il cancro.
Questo studio ha trovato che le EGCG inibiscono la secrezione dell’enzima che provoca la metastasi da parte delle cellule tumorali, così bloccando la loro capacità di invadere altri tessuti.Risultati simili sono stati presentati al 38.mo congresso dell’ American Society for Cell Biology a San Francisco da un gruppo di ricercatori della Purdue University. Le loro scoperte hanno indicato che bere quattro o più tazze di té verde al giorno potrebbero fornire sufficienti composti attivi per rallentare o prevenire la crescita delle cellule tumorali.Forse il risultato più sorprendente delle recenti ricerche è stata la scoperta che il té verde può proteggere contro i tumori della pelle (melanomi).In uno studio un gruppo di ricercatori ha scoperto che bere té verde può inibire la formazione di tumori associati all’esposizione a raggi solari UVB.In alcuni casi con tumori già formati dovuti agli UVB, la sua assunzione ha rallentato la loro crescita e in qualche caso ne ha ridotto le dimensioni.
In un ulteriore studio i ricercatori hanno applicato i componenti del té direttamente sulla pelle e quindi l’hanno esposta ai raggi UVB.La pelle protetta ha sofferto meno danni rispetto a quella non protetta. Alcuni produttori di creme solari hanno così cominciato a usare il té verde nei loro prodotti.Altri studi eseguiti principalmente in Giappone e Stati Uniti hanno dimostrato le sue proprietà anche con altri tipi di tumore, quali leucemia (inibizione della proliferazione delle cellule tumorali), cancro al seno, all’ovaio, allo stomaco, al fegato, alla prostata, all’esofago, ecc. Uno di questi studi all’università di Shizuoka ha scoperto che il té verde può lavorare in sinergia con i farmaci chemioterapici, aumentandone l’efficacia e può proteggere le cellule dai danni provocati dall’esposizione a radiazioni.
• Le scoperte più recenti.
Le più interessanti scoperte sono indirizzate al trattamento e prevenzione dell’artrite reumatoide, ma forse la più eccitante è quella che ha riportato uno studio eseguito dal Cancer Chemotherapy Center a Tokyo in Giappone e che dimostra che il té verde va molto oltre al suo semplice, ma comunque forte potere antiossidante. Se gli studi saranno confermati, catapulteranno di diritto questa antica bevanda al centro della scienza del 21.mo secolo.E’ stato dimostrato che le EGCG inibiscono fortemente e direttamente la telomerasi. Telomerasi è l’enzima che rende “immortali” le cellule tumorali mantenendone la parte finale dei loro cromosomi (telomeri). La capacità delle cellule tumorali di mantenere i loro telomeri nel DNA, può essere il segreto della loro “immortalità”.Di conseguenza, riuscire a eliminare i telomeri così da provocare la morte della cellula tumorale, potrebbe essere una delle strade per sconfiggere questa malattia. Il primo inibitore naturale della telomerasi ad essere stato scoperto sono appunto le EGCG del té verde.Malattie cardiovascolari.Le malattie cardiovascolari sono associate a diversi fattori di rischio.
Sorprendentemente sembra che il té verde attenui molti di questi rischi. Riduce i livelli di colesterolo LDL e di trigliceridi. Il potente effetto antiossidante del té verde inibisce l’ossidazione del colesterolo LDL nelle arterie, causa principale nella formazione dell’arteriosclerosi.La formazione di coaguli di sangue (trombosi) è la causa principale di infarti e colpi apoplettici, il té verde ha dimostrato di inibire la formazione di questi grumi con la stessa efficacia dell’aspirina.Può inoltre aumentare i livelli di HDL, il colesterolo buono, che aiuta a rimuovere le placche dell’arteriosclerosi dalle pareti delle arterie.Pressione sanguigna.Una delle cause della pressione alta è la perdita di elasticità delle arterie. Il té verde è ipotensivo, abbassando la pressione sanguigna.Zuccheri nel sangue.Quando si assumono amidi con l’alimentazione, l’enzima amilasi è necessario per trasformarli in zuccheri semplici che possono essere assorbiti nel sangue.
Da studi eseguiti: i polifenoli del té verde inibiscono l’ attività dell’amilasi dell’87%; estratti di té verde riducono il normale aumento di glucosio e di insulina quando si ingeriscono 50 grammi di amidi.Alti livelli di glucosio e di insulina nel sangue predispongono a diabete e malattie cardiovascolri e sono associati con un’accelerazione dell’invecchiamento. Per molte persone, gli zuccheri sono i maggiori responsabili di accumulo di grassi. Uno studio su animali ha mostrato una riduzione di grassi nel corpo conseguenza di integrazioini con le catechine del té verde.
• Che altro può fare?
Storicamente il té verde è stato usato per correggere malattie quali allergie, arteriosclerosi, asma, colera, raffreddore, congestioni, tosse, depressione, diarrea, infezioni digestive, dissenteria, fatica, mal di testa, epatiti, e tifo.
In Cina medicine prodotte con i polifenoli del té sono usati per trattare epatiti, nefriti e leucemia.
Il té verde può eliminare i batteri. Prenderlo con i cibi può ridurre il rischio di avvelenamento da alimenti, può eliminare i batteri del cavo orale che causano carie e alito cattivo.
I giapponesi bevono il té verde per evitare l’alito cattivo causato da alcuni cibi. Gli effetti deodoranti delle sue foglie sono conosciuti da secoli, difatti sono state tradizionalmente usate come deodorante.
Il té verde reprime diversi virus, incluso quello dell’epatite e, recentemente all’Università di Nagoya, Giappone, è stato indicato che può inibire l’enzima usato dal virus HIV per la sua riproduzione.
• Come prepararlo correttamente.
Per non distruggere parte dei principi attivi del té verde è consigliato che l’acqua che si versa nella tazza o nella teiera (secondo il metodo scelto) non sia bollente, ma qualche grado inferiore (circa 80°C); lasciare in infusione per non più di 1.5-2 minuti.
Valido anche per altre bevande: non bere liquidi molto caldi, meglio tiepidi.Con così tanti benefìci per la salute, sarebbe saggio se noi italiani, invece del cornetto e cappuccino, cominciassimo a considerare ed apprezzare questa bevanda, prezioso dono della natura.
Controindicazioni.
Un uso eccessivo di té verde può causare irritabilità (contiene caffeina) e aggravare l’ulcera.
Persone sofferenti di insonnia dovrebbero evitarlo, mentre quelle con ipertensione dovrebbero consumarlo sotto controllo medico.
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…stanchi del campari soda? Il prosecco vi stufa? Dino ha finito il crodino?
Ecco una idea semplice semplice per cambiare un pò il vostro aperitivo…
Tè frizzante (aperitivo)
Ingredienti per 4 persone
• 15 cl. d’acqua
• 2 cucchiaini di tè nero di Ceylon o altro
• zucchero candito (secondo gusto) o zucchero di canna
• succo di ¼ di limone
• 1 bottiglia di spumante secco o se preferite champagne
• 4 fettine di limone
Preparazione: 10 minuti oltre il tempo di raffreddamento
Mettere il tè in infusione per circa 3-4 minuti e lasciarlo raffreddare,
aggiungere lo zucchero ed il succo di limone;
mescolare il tutto e versarlo sul fondo dei calici,
aggiungere lo spumante e guarnire con una fetta di limone.
Fatto. Manca solo la compagnia…..a quello ci dovete pensare voi….
ricetta presa da il giardino del tè
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La pianta del tè, appartiene alla famiglia delle Cameliacee: le molteplici varietà presenti sul mercato sono tutte ricavate da due sole specie, Camelia Sinensis e Camelia Assamica.
Come tutte le Cameliacee, l’albero del tè può raggiungere dimensioni ragguardevoli (fino a 20 m.) Per avere tè di buona qualità si devono raccogliere solo i germogli, costituiti da due foglioline che racchiudono una gemma.
La raccolta viene tradizionalmente effettuata a mano, anche perché il tè viene coltivato prevalentemente in zone collinose, su cui non possono essere impiegate le macchine agricole.
Le foglie appena raccolte vengono sistemate su dei ripiani per l’appassimento al sole, al fine di ridurre drasticamente l’umidità contenuta. La successiva fase della lavorazione è l’arrotolamento; a seconda delle tradizioni locali, le foglie appassite possono essere ripiegate, arrotolate come sigari o appallottolate.
Questo processo favorisce l’eliminazione dell’umidità residua e spezza le membrane cellulari, liberando gli oli essenziali che danno al tè il suo tipico aroma.
Si avvia, quindi, il processo di ossidazione o fermentazione, che può essere completo (Tè Nero) o parziale (Tè Oolong), mentre in altri casi (Tè Verde) viene impedito. Il processo di ossidazione viene interrotto con la somministrazione di calore che consente l’essiccazione finale del prodotto.
In base al processo di lavorazione vengono distinte 4 tipologie fondamentali di tè:
• Té Nero (fermentato): il prodotto viene sottoposto ad un completo processo di ossidazione e fermentazione che contribuirà a dare alle foglie un colore tendente al rosso ramato, mentre l’infuso si caratterizzerà per un colore più scuro e un sapore più deciso, rotondo e dolce. Per queste sue caratteristiche il tè nero è la qualità più diffusa e apprezzata in Occidente. Quando si ritiene completata la fermentazione, il prodotto vene essiccato (quasi torrefatto) per interrompere il processo di decomposizione avviato con l’ossidazione. Dopodiché le foglie vengono setacciate e divise in base alla grandezza: è questo il parametro che distingue le centinaia di varietà di tè in commercio.
• Té Verde (non fermentato): è la qualità più consumata in Asia, arrotolata ma non fermentata. Il processo di fermentazione viene impedito riscaldando le foglie con due metodi diversi: a fuoco o con il vapore. L’infuso ottenuto può avere un colore variabile dal verde al giallo-arancio. Questa qualità, in quanto evita la fermentazione, conserva al meglio le componenti originarie della pianta, con un aroma decisamente più delicato. Il tè verde è ricco di catechine, che hanno proprietà antiossidanti, disinfettanti e digestive, note da secoli agli orientali e da poco scoperte anche in Occidente. Il tè verde viene tradizionalmente aromatizzato mescolandovi petali di fiori o scorze d’agrumi, e costituisce la base del tè alla menta, popolarissimo nei paesi islamici.
• Té Oolong (fermentazione parziale): questa varietà è fermentata solo parzialmente, in misura variabile dal 12% (questa qualità poco fermentata è indicata, a volte, col nome di pouchong) al 60%. Le caratteristiche dell’infuso ottenuto sono quindi diverse, ma generalmente intermedie tra quelle del tè verde e del tè nero: più corposo e aromatico del primo, ma più delicato del secondo.
• Té bianco (Appassito): prodotto in Cina, è il tè più pregiato, raro e costoso. Le foglie vengono fatte semplicemente seccare, senza passare attraverso le fasi di arrotolamento e fermentazione. Da esse si ricava una bevanda di colore paglierino, dal gusto molto delicato.
Buon tè a tutti!

camelia sinensis

